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Frank e “il pane di Gandhi”: tutti in fila per le sue pagnotte acqua, farina e anima
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Pubblicato da · 15 Dicembre 2019
Per Frank Metzger, fare il pane non è solo impastare acqua, farina, sale e lievito ma è una questione esistenziale. “Non serve complicare il pane. Se hai bisogno d’altro significa che non hai capito nulla. Lo stesso vale nella vita che dovrebbe essere semplice senza bisogno di aggiunte”.

Trovare il senso della vita in un impasto non è da tutti, ma ha sicuramente funzionato per Frank, 59 anni, che alla fine degli anni ‘80 ha lasciato il proprio lavoro da educatore nella cooperativa “Casa di Gino” a Lora per cominciare a fare il fornaio – senza un forno e senza aver mai fatto il panettiere in vita sua.

“Attorno al 1988 ho fatto un’esperienza in una comunità di lavoro gandhiana in cui abbiamo appreso i segreti dell’economia non violenta, rispettosa dell’uomo e dell’ambiente – ricorda il fornaio, nato ad Albate da madre tedesca e padre svizzero – mi hanno dato tre formule per il mio pane. Ma tornato a casa non avevo nulla”.
Frank ha quindi cominciato a costruire un forno nel suo garage di casa a Capiago, ormai destinato a trasformarsi in un vero e proprio laboratorio.

“Oggi c’è un impianto fotovoltaico per l’illuminazione. La legna, come gli ingredienti, viene direttamente dal contadino, a chilometro zero – continua Frank che si ispira a principi di autarchia alimentare allevando anche animali da cortile – ed è tutto privo di sofferenza e violenza”.



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